L'ARTICOLO DEL MESE

Per una nascita senza violenza

Frédérick Leboyer

Author: Emanuela Ponzone/venerdì 1 febbraio 2019/Categories: L'articolo del mese

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Da Leboyer . per una nascita senza violenza.

“Nascere vuol dire andare a collocarsi nella respirazione. In questo va e vieni, in questa oscillazione, che finirà soltanto con noi.

Questa respirazion è la fragile navicella che ci porta da una riva all’altro.

Tutto chò che vive e respira. La creazione non è altro che respirazione. Tutte le persone respirano. Ma come?

Una respirazione libera, una respirazione ostacolata…. Ecco che il mondo cambia. Quanti attraversano l’esistenza mezzi strangolati!! Incapaci persino di un sospiro. E meno ancora di una vera risata!

Vivere liberi vuol dire respirare liberamente. Non soltanto con le spalle ed il petto. Ma con il ventre , coi fianchi. Con la schiena.

Affinchè tutto viva e respiri appieno, occorre una schiena diritta, una colonna vertebrale libera, elastica, viva, flessibile.

E’ al momento della nascita che si organizza questa respirazione. E i suoi blocchi futuri.  Questa organizzazione,questra struttura, eccola seguita per sempre.

Così come  non esistono due esseri con la stessa faccia, non esistono due respirazioni identiche. Ogni essere respira a modo suo.

E, per gran parte del tempo, male.

Molti lo sentono, e dicono.

“Non riesco a respirare. Bisognerebbe, che imparassi. C’è anche gente che ci prova. Ad Imparare a respirare!!!

Dopo, più tardi ….. è tardi.

Frédérick Leboyer "Per una nascita senza violenza"

“Quest’istante della nascita, questo momento di fragilità

estrema, come bisogna rispettarlo!

Il bambino è tra due mondi. Su una soglia. Esita.

Non fategli fretta non spingetelo. Lasciatelo entrare.

Che momento! Che cosa strana!

Questo esserino che non

è più un feto e non ancora un neonato.

Non è più dentro la madre, l’ha lasciata. Eppure lei

respira ancora per lui.

E’ l’istante analogo a quello in cui l’uccello corre con le

ali spiegate e poi di colpo, appoggiato sull’aria, volerà.

Un momento ineffabile, impalpabile, il momento

della nascita, quello in cui il bambino lascia la madre…

Lasciate stare il bambino. Lasciatelo fare.

Il bambino viene dal mistero. E sa.

Non intervenite. Lasciatelo stare. Lasciatelo fare.

Lasciategli il tempo.

Il sole si alza forse di colpo?

Tra il giorno e la notte non indugia forse l’alba incerta,

e la lenta, maestosa gloria dell’aurora?

Lasciate alla nascita la sua lentezza e la sua gravità”.

 

 

 

 

 

 

 

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